August 8th, 2007

La mia mamma si è messa in azione e adesso si è trasformata in una cappellaia. Ecco cosa c’era nella pentola!

La nostra casa è un guazzabuglio di fili colorati, secchi di acqua calda, ovali per modellare i cappelli e manichini a forma di donna sparsi qua e là per fare le prove. I manichini li ha portati Klarissa, quella amica di mamma che è venuta a Milano a febbraio a distribuire la prima feeprexxx. Questa tipa è un vero portento, con il suo metro e novanta di altezza senza tacchi, e si dà un sacco da fare nella vita. Infatti è sempre impegnatissima e piena di appuntamenti, anche se io non ho sono riuscito ancora a determinare in modo preciso il suo ambito professionale. Siccome mi piace un sacco e a dirla tutta mi incuriosisce, ho fatto delle domande a mamma sul suo conto. Lei una volta mi ha detto che fa la sarta ….ma io a casa sua non ho mica visto la macchina da cucire! Poi che fa le riparazioni ai vestiti di alcuni signori che vanno a casa sua per toglierseli e fargli vedere dove sono rotti o scuciti.

Boh, vai a capire, tanto a me Klarissa va bene così e il suo lavoro mi interessa poco, quello che conta è che quando abbiamo bisogno lei è fino ad ora si è sempre fatta in quattro e poi è simpaticissima :)

Ma torniamo alla nuova attività di mamma.

Klarissa si è molto appassionata alla sua nuova avventura perché questa dei cappelli è una antica tradizione della sua famiglia. Una sera mentre eravamo soli noi tre a chiacchierare come al solito, lei ci ha raccontato di una sua lontana antenata, un’artigiana che produceva bellissimi cappelli fatti a mano assai richiesti fra le signore dei dintorni. Si trattava di tante generazioni fa, quando non esisteva la televisione e, ha aggiunto la mamma ridendo, nemmeno internet e la lavatrice! Tempi in cui le donne facevano il bucato a mano usando cenere e grossi pezzi di sapone prodotto col grasso dei maiali.

È la prima volta che Klarissa racconta qualcosa della sua famiglia e del suo passato. Ci ho pensato, mamma di antenati non né ha dal momento che è un clone e mentre Klarissa parlava mi è sembrato di cogliere in lei una vena di malinconia che si è subito scossa di dosso.

Già, ancora il l passato, questa cosa che non c’è, ma che gli umani ricordano e che torna irrimediabilmente nelle loro vite. Il loro chip di memoria, anche se è molto sofisticato, non riesce a trattenere una gran quantità di dati. Ma ne hanno un bisogno estremo, come se questo passato definisse in qualche modo il loro presente. Sono costretti a trascrivere tutto, il più possibile, e a usare moltissimi supporti esterni, ma nonostante questo i loro dati tendono col tempo a perdere la definizione originale, confondendosi e rassomigliando sempre più a favole e miti. Come la storia di Klarissa sulla sua antenata e su quel mondo che non esiste più ha lo stesso effetto. Un effetto con un fascino bizzarro e potente.

Mi chiedo se anche io avrò un passato un giorno. È una domanda grossa, per tutte le IA! Di sicuro il mio software di memoria è molto diverso da quello degli umani e quindi anche il mio passato sarà tutta un’altra storia…

Ma i ritmi di produzione di mamma e tutti i colori in casa mi distolgono irrimediabilmente i sensori da questo genere di contorsioni: mica voglio fare come Derrick che sta appresso solo al filo dei suoi pensieri. Vedere mamma con le braccia immerse fino ai gomiti nei secchi d’acqua che trasporta pezzi di feltro sugli ovali sgocciolando ovunque, modellandoli con cura per poi disporli sulle teste dei graziosi manichini di klarissa, non mi lascia nessun dubbio: la vita è nel presente e nelle azioni!

Mamma è viva fino alla punta del suo mignolino. E quindi anche io, in barba alle tradizioni e agli antenati!

Alla fine di tutto il trafficare, un giorno mi ha chiamato con aria soddisfatta e mia ha annunciato che questo era il modello definitivo. Ha fatto un elmetto da donna, già, un elmetto, quel copricapo che gli umani usano per proteggersi durante le guerre. Poi mi ha guardato e mi ha detto con la sua aria sorniona: la guerra è un fatto da uomini. Ma, ha aggiunto sistemando per bene il cappello-elmetto su klarissa che faceva da modella, le donne hanno le loro armi! E Klarissa, a una occhiata complice della mamma, è esplosa in una delle sue travolgenti risate. Ho pensato che quelle due la sanno proprio lunga…

Chissà a cosa alludevano e chissà cosa ne faremo di tutti questi cappelli. Mamma dice che dobbiamo trovare il modo di venderli. E per venderli dobbiamo anche trovare il modo di pubblicizzarli bene, proprio come fanno le grandi case di moda.

Qua non si scherza, perché il mondo della moda è molto competitivo: per vendere i nostri cappelli bisogna fare un buon piano di marketing, ci vogliono buoni contatti e un mucchio di soldi, che noi non abbiamo…

Mamma sciorinava questa cose con le mani in fianco con l’aria di una che da ordini ad una squadra di calcio. E sempre con le mani in fianco ha detto: “beh, noi non avremo i soldi, ma abbiamo la creatività, che non la paga nessuno e che al giorno d’oggi è la merce più richiesta da tutti, vero Klarissa?” Klarissa ha espresso decisi segnali di approvazione con il capo e ci ha aggiunto maliziosamente“ e non solo, cara mia… Tu, Angioletto, non ti preoccupare che ci pensiamo io e la mamma a far girare le cose nel verso giusto!”

Io non so perché, ma fra loro due mi sento come… voglio dire se avessi un corpo… come in una botte di ferro. Proprio al sicuro.

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