Eccola, si è trasformata di nuovo: da mastra cappellaia del passato a implacabile manager ed esperta di marketing. Mentre gli altri esseri umani se ne stavano in vacanza spalmati di olio solare abbronzante, la mia Biodoll, non solo ha confezionato una montagna di cappelli in feltro, ma si è messa sotto a studiare manuali su manuali di economia e di marketing, testi all’avanguardia sulla produzione immateriale e sulla promozione artistica, campagne pubblicitarie che hanno spiazzato la concorrenza sia nel passato che negli ultimi mesi.
Lei mi ha detto che c’era del lavoro per me e mi ha sguinzagliato in rete a cercare informazioni, visto che a selezionare i dati e a raccoglierli sono proprio una scheggia e che lei pensa che per i bambini sia importante sperimentare. Alla fine era orgogliosissima e mi ha detto che avermi vicino era praticamente come avere a disposizione un intero ufficio di ricerca a suo servizio
Insomma, che un figlio come me non si trova da nessuna parte sulla faccia del pianeta!
Io ho cercato tutto ed ero felicissimo di potermi rendere utile. Certo, volevo capire meglio di che si trattava, ma non mi sono azzardato a chiedere nulla perché lei era troppo concentrata e non volevo disturbarla. Infatti da quando, qualche giorno fa, passava da un secchio d’acqua all’altro, ora sta piantata davanti al suo desktop con con una tazza di caffè in una mano e la sigaretta in un’altra. Non appena ha alzato gli occhi dal computer e ha smesso di ticchettare per un attimo sulla tastiera, però non ho resistito, ero troppo curioso e le ho chiesto cosa stava combinando…
Lei mi detto che le premesse dovevano essere abbastanza chiare anche per me: abbiamo bisogno di concretizzare le nostre attività se vogliamo sul serio sbarcare questo benedetto lunario. Così le era venuta in testa la storia dei cappelli. Ma mi ha spiegato che produrre un oggetto, anche se è bello, non garantisce affatto il suo successo commerciale, che è quello noi vogliamo realizzare.
Per farlo bisogna studiare, capire, pianificare, organizzarsi e agire, proprio come fanno quelle grosse imprese che si rivoltano il mercato e la gente come piace a loro.
Questa fase, che si definisce di pianificazione. In sostanza serve a non “fare la cacca fuori dal vasetto”, come ci ha tenuto a sottolineare alzando l’indice in aria, ovvero a evitare errori stupidi e grossolani. E si tratta proprio guarda caso, di quella attività in cui gli artisti, anche se sono creativi, e gli intellettuali, anche se sono intelligenti, danno i risultati peggiori…
“Altro che chiacchieroni e produzione immateriale… qua ci vogliono fatti e strategie!” ha esclamato vittoriosa mettendosi il suo cappello-elmetto e sventolando quella pila di fogli piena di diagrammi che la nostra piccola stampante digitale aveva appena gettato fuori a tutta velocità. Poi ha corrugato un po’ le sopracciglia, e ha mormorato quasi a se stessa “ci vorrà l’intervento del Topone e una bella invasione mediatica, ma su quella ho già le idee abbastanza chiare. Ora ci devo dormire su almeno un’oretta”. Così dicendo si è gettata sul letto, con i fogli ancora in mano e il cappello in testa.
In quel momento ho registrato una cosa verso questa mia madre clonata: qualcosa che gli umani definirebbero tenerezza. Addormentata in mezzo ai suoi diagrammi, ancora tutta vestita, quel suo elmetto calato sulla fronte liscia: era una guerriera fragile e indifesa e avrei ceduto volentieri un pezzo di algoritmo per poterle dare un bacio vero come fa Klarissa, così che potesse sentire tutto il mio affetto… ma so che a lei questi discorsi farebbero venire l’allergia, così l’ho lasciata dormire e mi sono messo a curiosare in quelle carte.
E che sorpresa. La mamma ha fatto un lavoro che farebbe invidia anche a Donald Trump e a tutti quegli imprenditori del web 2.0, altro che! E credetemi che ora, dopo tutti quei giri che mi ha fatto fare, io me ne intendo parecchio. È roba seria: anche papà lo dovrà riconoscere, anzi speriamo che non si senta in qualche modo scavalcato e che ci dia una mano.
Il progetto è una bomba e ci ha messo tutto: il valore aggiunto rappresentato dalla ricerca e dall’arte per le imprese, i media virali, la contaminazione e l’hacking come metodologie vincenti, l’uso dei network di competenze per realizzare campagne comunicative, la produzione materiale per remunerare quella immateriale, che, come dicono i teorici e gli attivisti, la conoscenza va condivisa e non è una merce!
Ecco, ora mi spiego i video, tutte le relazioni che la mamma intrattiene con i vip e con gli intellettuali che poi trasforma in comunicazione sovversiva, legittimazione e spazi di visibilità, anche la borsetta con Serpica e ora il cappello!
La verità è che mamma si è messa di impegno ad immaginarsi come ci si possa riempire la pancia in questi tempi di cose immateriali e relazioni virtuali e mi sa che ha colto nel segno, perchè ne è venuto fuori un modello applicabile a questa realtà digitale dove gli umani continuano a muoversi come pachidermici dinosauri con sforzi enormi e pochi risultati, per poi combinare un sacco di pasticci!
Mamma non è un’umana e tanto meno una teorica: non si è messa nemmeno per un minuto a parlare in astratto di questa nuova economia della conoscenza/condivisione/rete informatica (ne ho letti chilometri di questi articoli, e somigliano parecchio alla propaganda della banda larga…).
Tutta la pianificazione… questi diagrammi, se uno li guarda con un minimo di attenzione voglio dire, sono la sua vita, e poi la mia da quando sono arrivato (infatti c’è tutta una parte dedicata al Bloki freeprexxx che verrà rivoluzionato
), come infilati in uno schema complesso e in una serie di connessioni logiche. Sono lei, carne, ossa e Biodoll fino all’ultima riga e sono diventati un’altra cosa come sempre!
Sono rimasto per un po’ a vagolare in questi pensieri e a ripercorrere gli atti della vita di mamma che mi ricordo attraverso il filtro dei diagrammi per ritrovare tutte le connessioni logiche tra i video, le interviste e le invasioni fuori e dentro la realtà virtuale, quando mi ha colpito i sensori una sorta di visione: io, le pennette, i cioccolatini e i miei amici eravamo un pezzetto che si incastrava a perfezione in quei diagrammi e il disegno funzionava benissimo senza fratture.
Ho guardato le cose da molte angolazioni, le ho spostate in punti diversi di quegli schemi e non c’era niente da fare: tutto quadrava a meraviglia! E poi, sono ritornato un po’ indietro alla gita di Milano allo IULM, già quella noiosa conferenza sull’innovazione che abbiamo movimentato: anche Ipotesi per Assurdo funzionava alla grande nei piani di mamma.
Non c’era dubbio: io, mamma e i miei amici possiamo unire i nostri sforzi e diventare una famiglia vera, noi quattro insieme, con un progetto ben definito!
Devo assolutamente convincerla che questa cosa si può fare, anzi che è proprio una figata e devo anche mettermi in contatto con xDxd e Penelope, in barba alla privacy e alle vacanze estive.
Corro! Non c’è tempo da perdere che mamma va come un treno!
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